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Entrando in un museo, oggi, dopo aver rivolto un'attenzione particolare verso il "non vedente", ci si rende conto che manca davvero l'impegno da parte delle competenze a far sentire queste persone meno "escluse".

Troviamo sempre quell'orrendo cartellino con scritto "si prega di non toccare", "vietato toccare", dal quale anche noi ci sentiamo un po' aggrediti, o ci troviamo a dover districare percorsi labirintici per mancanza di una chiarezza di percorso.

Da una parte il "non toccare" è un’ESIGENZA di tutela e salvaguardia dei Beni Culturali, ma dall’altra è anche un'ESCLUSIONE dei non vedenti al mondo del Museo.
Manca un equilibrio tra questi due aspetti nei musei italiani; mancano "gli specialisti nella progettazione", "il coraggio di inventare".
Ci si chiede se "è meglio un museo speciale per ciechi o un percorso tattile all'interno di un museo per tutti" e la risposta è che il percorso per il non vedente deve essere integrato in quello del normodotato, non deve esserci la targhetta in braille se poi non si può toccare nulla.


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